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Matrioske

 

 

 

 

 

MATRIOSKE

Il nuovo racconto di Tommaso Occhiogrosso, “Matrioske”, fa luce su una giornata qualunque di Brigitte, come se si accendessero i riflettori su una ragazza e la seguissimo in tutti i suoi spostamenti, per sbirciare nella sua vita per una giornata, una giornata rappresentativa dell’esistenza della protagonista, dei suoi pensieri, del suo modo di rapportarsi con gli altri. La vediamo uscire di casa, andare a scuola, parlare con i suoi amici, vivere esperienze sessuali, occuparsi di un bambino, scoprire l’amore… Niente di particolare a prima vista: il racconto si concentra infatti anche su dettagli insignificanti, trascurabili, che servono comunque a tratteggiare la personalità di Brigitte, ma sono i pensieri della protagonista, messi completamente a nudo dall’autore, a farci capire realmente chi abbiamo di fronte, a farci comprendere la complessità del suo animo. Brigitte è in realtà la somma di tutte le matrioske che si è costruita, tante Brigitte che si rapportano con il mondo, che coprono la vera essenza, la matrioska più piccola, quella che rappresenta il cuore. Un animo solo all’apparenza cinico e provocatorio, che nasconde un segreto doloroso, preservato nell’intimo e coperto da numerosi strati per proteggerlo.
Un racconto introspettivo, in cui si scava nell’animo umano, nei sentimenti più profondi, nei pensieri più nascosti, quelli che non vogliamo ammettere neanche a noi stessi. L’autore si cala perfettamente nelle vesti di un’adolescente e lo fa utilizzando una scrittura sapiente e precisa, che calibra le parole e che sa trasmettere emozioni e turbamenti.

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COME UNA COSA E L’ALTRA

Ci si può sentire soli anche se circondati da tante persone, da tanti amici. E’ quello che succede nel bar che fa da sfondo a questo nuovo racconto di Tommaso Occhiogrosso, in cui ragazzi e ragazze si incontrano, si tengono compagnia, si confidano, litigano e passano giorni. Soprattutto per non sentirsi soli. Caratteri differenti che si scontrano su progetti importanti come su piccole questioni e sullo sfondo si percepisce sempre una rassegnazione amara. Il secondo racconto inserito nella collana Matrioske sonda ancora nell’animo umano, cogliendo nuove sfumature ed emozioni.

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 L'abito non fa il morto

 

 

 

 

 

L’ABITO NON FA IL MORTO

“Dopo aver visto ciò che la gente vuole mostrare, credo sia giusto andare oltre e interrogare, in qualche modo, chi non può mostrare più nulla.” È racchiuso in questa frase il significato vero del nuovo racconto scritto da Tommaso Occhiogrosso. Alfredo è un becchino, divorziato ed egoista, a detta degli altri. Prima era un fotografo, uno che immortalava la “vita”, nascosta nella rabbia o in una lacrima, quella che non interessa a nessuno, perché troppo preoccupati a vestire i panni della perfezione. Il suo mestiere è ora quello di vestire i cadaveri e gli impone di non pensare alla vita che è sfuggita da quei corpi ormai inerti; ma quella suora morta nel convento nasconde qualcosa e sente il bisogno di osservare da vicino quel “pezzo d’anima” che resta “incollato sul viso”, perché è quello che racchiude la nostra vera essenza. Così varrà la pena tornare nel convento di nascosto, perché forse non tutto è perduto, c’è ancora qualcosa da salvare, è soltanto un’attesa.

 

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Metà carne, metà ricordo

 

 

 

 

 

META’ CARNE, META’ RICORDO

Hektor è un artista di candele. La sua bottega in via dei Martiri pare un luogo di culto, a volte tetro, a volte luminoso. I suoi clienti non sono acquirenti qualsiasi, sono anime. Nel covo del candelaio si illuminano vite e zone scure, si raccontano solitudini e speranze. A far luce sulle verità c’è Hektor, abbandonato da piccolo alla cura dei nonni. E c’è il suo gemello mai nato: la malattia. Hektor è un borderline. O bianco, o nero. Come l’arte delle sue candele. Tra Carne (i clienti, il presente) e Ricordo (il passato, la malattia) giunge zia Sara, una psicologa con un passato da farsi perdonare. Attraverso i clienti della bottega, conoscerà Hektor e la sua malattia, tentando di ricucire una ferita lunga una vita.
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