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Il maglione calmo e assurdo.


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Con il passato non è che ci puoi tanto ragionare: ha sempre ragione lui e in verità non ci devi nemmeno perdere troppo tempo perché finisce che ti fotte anche il presente che vorrebbe tanto volgere al futuro ma resta impalato a tentare di cambiare coniugazione. Se ne sta così, il passato, piazzato e comodo davanti ai tuoi occhi, sulla tua sedia preferita, con uno dei tuoi orrendi maglioni che finalmente nel presente hai deciso di tramutare in straccio per la polvere. Seduto con le mani sulle ginocchia gioca a provocarti, senza far nulla, immobile, sapendo bene che in qualche modo non resterai impassibile, perché un tantino ti senti coinvolto: vede i tuoi pensieri e li sceglie. Con astuzia accantona e ignora quelli nuovi, quelli che parlano una lingua diversa, acchiappa solo le immagini sgualcite e dense di un po’ di te sudato, quelle che fanno sempre rima con ricordo e che difficilmente anche nel presente tramuteresti in straccio per la polvere.
Alla fine ti sollevi, inizi a passeggiare nella stanza nervosamente mentre lui, il passato, così assurdamente calmo, mette l’orecchio in ascolto perché sa che di lì a poco tirerai fuori qualcosa della quale di pentirai.
Il passato è furbo.
Il passato prende vita in qualsiasi attimo e si attacca agli oggetti come se fossero ricordi.
Sono solo oggetti. Non hanno memoria.
Persino il tuo orrendo maglione è innocente e stupido, non conserva ricordo di te, dei tuoi sudori, della tua pelle, delle tue brutte figure o dei tuoi successi. L’hai relegato a straccio per la polvere a causa della vendetta, come atto di redenzione per l’immagine di te che pensavi fosse vincente, ma lui, quell’orrendo maglione, in fondo non ne ha colpa.
E’ solo un maglione. Non ha memoria.
Cosa ancora vuoi vederci?!
Così il passato ti si presenta, come un vecchio maglione consumato dai tuoi stessi giorni, logorato dalla tua stessa fatica, macchiato dalle tue stesse distrazioni, dimenticato e infine fatto a pezzi dalla tua solita indisposizione per il vecchio.
E’ tutta qui la forza del passato: in una postura comoda, tranquilla, con le mani sulle ginocchia perché tu hai deciso che debba starsene buono e in silenzio, ordinato e accomodato, relegato nell’ordine delle cose messe da parte e taciute, mentre in verità non chiede altro che essere lasciato in pace, senza elemosinare ragione, senza pretenderne.
Perché in fondo, quell’assurdo e orrendo maglione, l’hai comprato proprio tu e se l’hai scelto, un po’ di senso doveva averne: anche lui, sebbene ora straccio, è fin troppo sicuro che probabilmente non sarà l’unico maglione orrendo che sceglierai da lì a tutto il futuro che ti immagini.

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Poltiglie


Non ami davvero finché non sei in pericolo, finché non avverti quel timore piatto che ti piega al livello delle cose, sul piano del tempo che trasforma da sè, senza tentativo di fuga o freno, le situazioni in ricordi, perché prima o poi tutto macera e si scompone. 
Poltiglia di membra stanche che non hanno ancora paura e nemmeno sanno vincere: non sanno nulla di un’occasione perduta, e aspettano che dal passato, riemergano le polveri dai cassonetti del cattivi ricordi. 
Quel che hai mangiato, ormai è digerito, anche se il cuore non ha provato gusto.
Restatene a guardare il piatto vuoto chè tanto la fame non la inganni facilmente, puoi sempre aspettare prima di vomitare bile. Hai il tempo giusto per azzannare il gusto di bocconi nuovi, qualche istante ancora per non esser poltiglia dei tuoi ricordi.
Corri in cucina e preparati la vita, finché sei in tempo, hai ancora qualche chance  per non far marcire quel ben di Dio che è lì pronto per te.