Disoccupati e mazziati.


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Quando trilla la sveglia delle 07:00, GiovanLudovico non è solito levarsi di gran lena, ma continua a reggere quel suo stato di dormiveglia iniziato intorno alle 04:25, e fantastica quegli otto barra nove modi di condurre un’ennesima giornata del cazzo. GiovanLudovico è un tipo allegro, ma solo quando è in piedi, perché nel suo letto non riesce più a sognare, in verità non è nemmeno in grado di riposare perché da tempo non è più stanco come una volta e non è capace di dar consistenza a qualche progetto futuro, perché semplicemente non può. GiovanLudovico è chiaramente un disoccupato. Sceso dal letto, bacia sua moglie e, sebbene ancora assonnata, non può fare a meno di augurarle una grandiosa giornata. Si scambiano attenzioni mentre si alternano davanti alla macchina da caffè, e pare la cosa più naturale del mondo, perché GiovanLudovico e sua moglie sono una coppia felice.

Questo stato di grazia si regge in maniera naturale ed è un lavoro che si perpetua quotidianamente senza alcuna difficoltà, nonostante nel suo cuore, GiovanLudovico, vorrebbe che le cose fossero un tantino diverse. Quando saluta sua moglie davanti alla porta, non riesce a trattenere una smorfia di sana invidia: ricorda ancora quando, uscendo di casa alle 06:30 per il turno mattutino, la baciava mentre era sepolta sotto il caldo piumone, rincorrendo i capricci di moine ad occhi chiusi. Adesso è lei che lo bacia, raccomandandogli di stendere la biancheria non appena terminato il ciclo in lavatrice. GiovanLudovico la rassicura perché è un lavoro di cui non solo è capace ma si ritiene responsabile. GiovanLudovico ora è solo e finalmente può mettersi all’opera: la sua giornata ha inizio e spera nel suo cuore che qualcosa lo sorprenda mentre è distratto a sciacquare tazzine da caffè, passare l’aspirapolvere, riassettare il letto sfatto. Solo il cicalino della lavatrice è capace di prenderlo per il collo del pigiama e catapultarlo alla realtà: la biancheria urla perché non è può più d’essere sbattuta e strizzata dal cestello che da gran bullo, ne ha fatto una poltiglia umida. Nessuna telefonata purtroppo, solo uno stupido cicalino.

È probabile che non ci sarà nessuna novità anche per questa giornata, ma non stiamo qui a cercare un colpevole, perché se volesse puntare davvero il dito, GiovanLudovico non avrebbe problemi a fottersene altamente ché ha ben altro di cui preoccuparsi. Nei sei mesi di fermo lavorativo, ha dovuto stringere i denti e soprattutto gli occhi, per non incrociare quelli degli altri, i quali constatando lo stato di disoccupazione, non versavano parole di commiserazione, piuttosto cigliate di biasimo tanto da provare egli stesso vergogna. “Disoccupato e mazziato” aveva pensato GiovanLudovico in una di quelle volte. E non ha mai calcato la mano per urlare contro un sistema strano: la politica la lascia ad altri, quelli insomma che indistintamente racchiude nell’unico partito, ché sono tutti dalla stessa parte alla fine. GiovanLudovico è un sognatore responsabile, perché sa che prima o poi arriverà quella telefonata che aspetta e sarà un giorno di festa; GiovanLudovico sa che possiede non solo le capacità ma anche quel benedetto curriculum degno di attenzione, tuttavia non ha ancora capito perché nel mostrarlo deve giustificarsi per uno stato di cose di cui non è responsabile; GiovanLudovico  ama il suo lavoro e sa bene che nonostante l’esperienza, dovrà ricominciare da zero e sentirsi l’ultimo arrivato; GiovanLudovico ha reso i suoi nuovi inizi una scusa buona per rimettersi in gioco. Ma la gente che di inquisire e condannare bonariamente non ne ha mai le palle piene, queste cose non le sa. Non può saperle, perché semplicemente non si è mai preoccupata di conoscere la storia di GiovanLudovico.

Perché mai avrebbe dovuto?!

Perché allora deve crucciarsi e guardare GiovanLudovico con due occhi severi, quasi lo ritenesse colpevole del crimine di cialtroneria? Magari non siamo GiovanLudovico, o forse sì. Poco importa, non è questo che fa la differenza. Disoccupati e mazziati ci ridiamo sopra alla fine, perché conosciamo il nostro valore e sappiamo quanto è dura fingere di attendere una chiamata, ché tanto arriverà quando meno te lo aspetti; abbiamo imparato a scandire le settimane, saltando a piè pari i week-end, che se da una parte non son giorni lavorativi e non potranno mai portare buone notizie, dall’altra un po’ ci consumeranno facendoci sentire quasi inadeguati per un riposo settimanale che non meritiamo; disoccupati e mazziati infine, aspettiamo la sera che ci rinfranchi con quella speranza del giorno dopo, del giorno migliore, perché quel giorno, al netto degli inquisitori, sarà il giorno in cui GiovanLudovico tornerà a rammaricarsi per quella maledetta sveglia delle 05:15

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